L’obesità infantile appare ad oggi un fenomeno in enorme espansione, risultando uno dei principali problemi di salute pubblica a livello globale, con gravi implicazioni per il benessere fisico e psicologico dei bambini e degli adolescenti, motivo per cui risulta necessario conoscerlo, provando a prevenirlo e a trattarlo nella maniera più adeguata.
Cos’è l’obesità infantile?
Per obesità infantile si intende la condizione tale per cui bambini o ragazzi riportano un peso corporeo molto al di sopra di quello che viene considerato clinicamente normale per età e altezza. Per valutare l’obesità infantile si valuta sì l’Indice di Massa Corporeo (IMC), ma è poi necessario confrontarlo con tabelle apposite, generate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) o i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che valutano il minore in relazione a parametri consideranti i percentili per età e sesso.
Alcuni dati sull’obesità infantile
Ad oggi l’OMS riporta come in tutto il mondo sia stimata una prevalenza di questo fenomeno che colpisce all’incirca 50 milioni di ragazze e 74 milioni di ragazzi dai 5 ai 19 anni.
Sul territorio italiano il 19% di bambini risulta in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità. I dati, ottenuti dall’indagine nazionale del 2023, effettuata dall’Istituto Superiore della Sanità, riportano inoltre come le variabili:
- genere maschile,
- appartenenza a regioni del sud d’Italia
- e a condizioni economiche maggiormente svantaggiate,
mostrino un valore più elevato di eccesso ponderale.
Che tipo di problema è l’obesità infantile?
Questo fenomeno richiede un’analisi specifica, risultando di enorme complessità e parallelamente di grande interesse psicologico e sociale. Capire i motivi concreti e le ragioni meno immediate e di facile comprensione ci può aiutare a dare un senso e a prevenire quello che, senza un’adeguata attenzione, può risultare di ordine semplicemente clinico-nutrizionale.
Diversi genitori che seguiamo in relazione a questa problematica faticano a leggere il significato sotteso alla sovra alimentazione e alle dinamiche familiari che vi ruotano attorno. Comprenderle può permetterci quantomeno di scegliere come comportarci, senza andare con il pilota automatico, attribuendo al cibo la complessità dei sensi che acquisisce, specie nella nostra società.
Obesità infantile e cause
Appare difficile sottolineare cause univoche e dirette dell’obesità infantile, che si presenta infatti come un fenomeno complesso e multi-causale, in cui fattori
- genetici,
- comportamentali,
- ambientali,
- sociali
- e psicologico/emotivi
si intersecano.
Stili di vita sedentari, alimentazione ad alto contenuto calorico, basso status socioeconomico, etnia, media e marketing sono solo alcune delle declinazioni di queste macrocategorie.
I fattori sociali e ambientali
Da un punto di vista sociale e ambientale, appare di primaria importanza evidenziare un marketing alimentare massiccio che colpisce in special modo i bambini, tanto che l’OMS ha sviluppato nel 2023 delle linee guida specifiche in cui raccomanda ai paesi precauzioni in merito.
Il surplus di cibo a disposizione e l’accesso economicamente vantaggioso a cibi ad alto contenuto calorico e a bassa densità nutrizionale, ricchi di grassi, zucchero e sale, portano le famiglie stesse spesso a preferire questo tipo di alimentazione, considerata come maggiormente soddisfacente e di veloce fruizione e preparazione.
I genitori che incontriamo spesso ci dicono “Dottoressa, la verdura costa tanto!”, oppure “Arrivo tardi dal lavoro, devo gestire tutta la famiglia, non ho proprio tempo di pensare a delle preparazioni difficili, metto in forno qualcosa di precotto o apro una busta di salumi, è più facile e mio figlio non fa problemi e mangia”. Tutto ciò, conseguenza di un marketing spesso incoerente e non salutare, permea le nostre abitudini di vita, rendendoci complesso uno stile di vita sano ed equilibrato, ma esponendoci, contemporaneamente, a modelli estetici di grande magrezza e buone abitudini di vita, apparentemente raggiunti con facilità e senza sforzo. Questo si scontra con la realtà di ciascuno di noi che, davanti alla frustrazione di ideali irraggiungibili, finisce per generare soluzioni opposte quantomeno non troppo impegnative.
I fattori psicologici dell’obesità infantile: noia e gratificazione
Altri fattori maggiormente complessi da analizzare sono legati a tematiche psicologiche di estrema importanza come la noia, il vuoto e la ricerca di consolazione.
Emerge infatti, da studi recenti, come il sentimento della noia e la successiva ricerca di una gratificazione immediata, possano portare ad un mangiare impulsivo di alimenti ad alto contenuto calorico. Questo, secondo gli autori, funzionerebbe come distrazione o alleviamento dalla sensazione di vuoto.
È il caso di bambini e ragazzi che davanti ad un tempo della noia, necessitano di un riempimento continuo da social, televisione, videogiochi e cibo stesso. Non è un caso che molto spesso bambini e ragazzi riportino come siano i momenti di maggior staticità quelli che determinano un maggior trigger verso il cibo veloce e subito fruibile. La noia diventa complessa da gestire, tanto che si accompagnano alle volte anche sensazioni corporee di irrequietezza che alcuni adolescenti percepiscono proprio come la “voglia di mordere qualcosa”.
La funzione consolatoria del cibo
Al cibo si può poi anche legare una funzione consolatoria. Diversi studi hanno sottolineato come l’alimentazione emotiva, piuttosto che per fame fisica, può portare all’instaurarsi di condizioni di obesità di lieve o grave entità.
Questo ben correla, anche all’utilizzo da parte dei familiari del cibo come premio o come calmante del bambino in situazioni di stress, portando ad un rinforzo costante di abitudini alimentari malsane e ad un rafforzarsi della correlazione disagio-cibo. Il cibo fornisce piacere istantaneo e gratificazione, attivando aree cerebrali paragonabili a quelle che si attivano nelle dipendenze da sostanze.
Dinamiche familiari sottostanti l’obesità infantile
A ciò si aggiungono anche componenti psicologiche e dinamiche familiari, tra le quali ritengo necessario sottolineare il senso di colpa che diversi genitori riportano nel mettere un argine alle richieste dei propri figli. Contenere le richieste, limitarle, appare spesso difficile per le famiglie che sentono l’educare ad una sana alimentazione, come un privare ai propri figli di una libertà e di un piacere senza limiti. Capita spesso che i genitori si sentano colpevoli, autori di una frustrazione evitabile nei confronti dei propri figli.
Appare qui necessario sottolineare, al contrario, l’importanza della funzione genitoriale di limite e di contenimento. Spesso fornire una regolamentazione, non eccessivamente rigida e inflessibile, ma dotata di senso e ripensabile a seconda delle circostanze, permette successivamente a bambini e a ragazzi di apprendere la regolazione emotiva e ad auto regolare i propri impulsi e i propri bisogni anche nel diventare adulti.
Rischi dell’obesità infantile
Risulta essenziale sottolineare che il trattamento dell’obesità infantile in bambini e ragazzi in fase evolutiva, permetta non solo di agire sulla condizione attuale, ma anche sul possibile sviluppo di ulteriori patologie mediche quali:
- diabete di tipo 2,
- malattie cardiovascolari,
- cancro,
- problemi ortopedici e muscoloscheletrici,
- rischi metabolici
- e obesità in età adulta.
Si stima, infatti, come circa il 70/80% di minori non trattati per obesità in età pediatrica, permanga in una condizione di obesità anche in età adulta, sviluppando un maggior rischio di comorbidità mediche.

Complicazioni psicologiche
A queste problematiche fisiologhe risulta necessario aggiungere problematiche psicologiche connesse che si possono generare a causa dello stigma che questa condizione porta con sé. Ci riferiamo qui a problematiche di bassa autostima e isolamento sociale. Molti di noi avranno sentito il riferimento a termini come “body shaming”, per cui si intende la pratica di offendere e fare vergognare qualcuno proprio per il suo aspetto fisico e che può presentarsi a scuola, tra i gruppi di pari, laddove si pratica uno sport e sui social.
Questa pratica di derisione, discriminazione e successiva solitudine e isolamento, che può avere derive di diversa gravità, impatta soprattutto su ragazzi con condizioni di sovrappeso o obesità, portando alla sensazione di vergogna e in taluni casi allo sviluppo di forme d’ansia e di depressione di svariata severità. Molto spesso poi, condizioni di depressione e ansia possono a loro volta alimentare l’obesità, creando circoli viziosi in cui si mantengono comportamenti alimentari disfunzionali. Se, infatti, la magrezza genera a livello sociale stupore e rinforzi positivi, l’aumento di peso viene spesso percepito come elemento di forte stigma.
Obesità infantile: il mangiar troppo viene sottovalutato
Questo vale soprattutto per le sue forme estremizzate. Laddove l’eccessiva magrezza genera preoccupazione e allerta per la malnutrizione, il sovrappeso e l’obesità infantile vengono affrontate con minor serietà e urgenza. Il mangiar poco allerta, il mangiar troppo viene sottovalutato, eliminando completamente le sfumature più o meno serie che esso comporta.
Obesità infantile e attività sportiva
Risulta evidente come l’attività sportiva, in associazione con lo sviluppo e la promozione di una sana alimentazione, giochi un ruolo cruciale sia nel trattamento che nella prevenzione dell’obesità infantile.
I benefici non pertengono solo ad un miglioramento del peso corporeo, ma anche ad un miglioramento del metabolismo, ad un incremento della massa muscolare, ad una riduzione dei fattori di rischio metabolico e ad un maggior benessere psicologico e sociale.
Quale attività fisica per bambini e ragazzi?
Le attività che emergono come maggiormente efficaci sono quelle aerobiche, che risultano efficaci sia sulla riduzione del peso che sul miglioramento delle capacità cardiovascolari e quelle di forza e resistenza, utili per lo sviluppo di massa muscolare e per l’aumento del metabolismo basale.
Lavorando con minori, le attività sportive che appaiono preferibili sono giochi di squadra o comunque attività ludiche che combinino il movimento fisico al divertimento e alla relazione. Questo permette di poter sviluppare anche con l’attività sportiva un rapporto sano, non esclusivamente orientato alla predita di peso, bensì allo sviluppo di relazioni sociali e ad un benessere fisico e psicologico.
Capita, infatti, che spesso adolescenti più grandi inizino a preferire attività sportive come la palestra o il movimento in casa. Se da un lato questo sembra portare a risultati estetici immediati, dall’altra parte rischia di far perdere l’importanza che lo sport gioca anche da un punto di vista dell’ascolto sano del proprio corpo e dei propri bisogni e la qualità relazionale che si può incrementare nello svolgimento di un’attività sportiva.
Lo sport e il corpo
La pratica di uno sport, inoltre, può essere funzionale anche come sfogo fisico, rilasciando un immediato benessere psico fisico di cui spesso i ragazzi diventano consapevoli durante i percorsi psico-nutrizionali.
Non accade di rado che bambini e ragazzi stessi percepiscano un corpo che sta meglio con l’introduzione di una dieta sana e di un’attività sportiva; il fiato aumenta e il corpo viene percepito sempre più come una risorsa, piuttosto che un impedimento. Questo è dovuto anche ad un rilascio di specifico di endorfine, sostante chimiche prodotte a livello cerebrale con una grande capacità di aumento delle sensazioni di piacevolezza e una conseguente riduzione di stress e ansia.

Trattamento dell’obesità infantile
Secondo le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, appare essenziale sottolineare come la metodologia maggiormente adeguata al trattamento dell’obesità infantile e la prevenzione di eventuali ricadute, affondi le proprie radici in un approccio personalizzato e multidimensionale in cui:
- un supporto dietetico-nutrizionale
- si accompagni ad un sostegno psicologico e psico-educativo
- del minore e della famiglia.
L’obiettivo di lavoro è quello di favorire non solo una dieta sana ed equilibrata, ma anche lo stabilirsi di dinamiche familiari che vedano anche in una sana alimentazione la possibilità di stabilire una sana relazione.
Alle famiglie che vediamo in trattamento, chiediamo spesso di provare a guardare cosa notano delle loro dinamiche a tavola e ci sorprendiamo con loro nel notare quanto sia evidente che il cibo è relazione e in quanto tale richiede cura a tempo.
Il cibo è relazione in famiglia
Il cibo è interazione e gli scambi e le dinamiche che avvengono intorno alla tavola spesso riflettono dinamiche e scambi della nostra quotidianità.
- Non riuscire a mettere un limite al proprio figlio per timore di farlo soffrire,
- alimentarsi con velocità e rapidità “sconnessi” da TV e smartphone,
- comprare piatti già pronti perché diventa difficile dedicare del tempo alla preparazione del pasto e quindi alla cura di noi…
Queste abitudini sono il riflesso di ciò che magari riusciamo a vedere in modo più cristallino in altri momenti, senza renderci conto di quanto questo influisca anche sulla nostra alimentazione.
Importanti studi nutrizionali sottolineano che i bambini, per poter accettare e apprezzare un nuovo cibo, possono aver bisogno fino a 10-15 esposizioni dello stesso alimento. Appare evidente come ciò richieda impegno e costanza, un’attenzione e una cura a noi stessi e al nostro benessere psico-fisico che spesso passano in secondo piano. Queste esposizioni diventano efficaci laddove non c’è una forzatura, bensì un’esposizione regolare e positiva, ad esempio provando ad introdurre un nuovo alimento, facendosi aiutare nella preparazione del piatto o scegliendo col proprio figlio l’ingrediente nuovo da sperimentare al supermercato.
La dieta anche a scuola
Un recente revisione sistematica della letteratura ha sottolineato come non solo l’intervento familiare sia efficace, bensì come il trattamento di elezione sia quello che si può fare nello specifico nelle scuole, combinando una dieta sana, mediante l’utilizzo delle mense ad attività fisica, per promuovere nei bambini e nei ragazzi l’instaurarsi di abitudini salutari.
In parallelo appare di enorme importanza un lavoro e un’attenzione specifica alle eventuali dinamiche di discriminazione e bullismo legato all’obesità e alla forma corporea. Insegnanti, genitori e professionisti della salute sono tenuti e collaborare per poter promuovere un ambiente inclusivo e di accettazione. Questo ci permette di sottolineare l’importanza non solo di un lavoro su condizioni cliniche già evidenti e cronicizzate, bensì la necessità, ancor più impellente di poter lavorare sulla tematica della prevenzione. Un lavoro di sensibilizzazione dei minori e delle loro famiglie che si concentri sulle abitudini di vita e alimentari sane, promuove e previene lo stabilizzarsi di abitudini di vita, complesse poi da scardinare.
Altri trattamenti estremamente efficaci in letteratura sono anche la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per aiutare i minori a modificare schemi di pensiero e comportamenti disfunzionali e un lavoro specifici sui minori per promuovere l’autoefficacia e l’autostima.
Differenze e sovrapposizioni con il Binge Eating Disorder
Finora abbiamo affrontato nello specifico l’obesità infantile. Va sottolineato, però come una percentuale elevata di persone che si rivolgono per il trattamento dell’obesità infantile, presentino connotazioni specifiche ascrivibili a quello che il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5) definisce Binge Eating Disorder (BED).
Quello che permette la confusione è che ci soffre di BED, riporta in effetti spesso una condizione clinica di sovrappeso o obesità. Risulta importante sottolineare, però, che per avere una diagnosi specifica di BED bisogna soddisfare specifici criteri clinici.
- Se l’obesità infantile è principalmente legata a un bilancio energetico positivo, dove l’apporto calorico eccede il dispendio energetico, spesso a causa di una dieta squilibrata, attività fisica insufficiente e fattori genetici e socio ambientali,
- chi soffre di BED riporta la presenza di specifici episodi di abbuffate accompagnate dalla sensazione di perdere il controllo, senza condotte compensative di alcun tipo.
Le persone che soffrono di questa condizione clinica riportano spesso una maggiore preoccupazione per il peso e la forma corporea, riferendo sensazioni di colpa e vergogna e presentano molto spesso comorbidità con disturbi ansiosi e dell’umore. Molto spesso questi pazienti riportano disturbi emotivi e difficoltà nel gestire gli impulsi.
Il cibo può assumere valenze molto diversificate e afferire ad una condizione psicologica di grande complessità e a una relazione disfunzionale con il cibo, in cui il cibo si instaura come un meccanismo di coping per gestire emozioni difficili e soverchianti.
L’obesità infantile è invece spesso il risultato di comportamenti alimentari e stili di vita poco o per nulla regolati. Nonostante da un punto di vista teorico queste condizioni siano fortemente differenziabili, va comunque sottolineato che una condizione di disequilibrio alimentare infantile può sicuramente aumentare la probabilità che si sviluppi un BED. Se il cibo, infatti, diventa un buono strumento comunicativo in ambito familiare, la probabilità che si sviluppino disordini alimentari di diverso tipo non può che aumentare.
Conclusioni
In conclusione, l’obesità infantile emerge come una tematica di grande complessità, richiedente un trattamento specifico ed integrato.
Risulta di primaria importanza poter prevenire o trattare in fasi precoci abitudini alimentari non sane, in modo da poter migliorare la qualità della vita sia di bambini e ragazzi che delle loro famiglie.
Questa tematica appare di cruciale importanza anche perché gli studi dimostrano come i modelli alimentari appresi in età evolutiva vengano poi mantenuti in adolescenza e in età adulta. L’instaurarsi quindi di dinamiche alimentari sane può avere conseguenze sia nel breve che nel lungo periodo.
Poter trasmettere quanto la cura per un benessere del proprio corpo possa avere risvolti sia da un punto di vista medico che psicologico è di fondamentale importanza. Uno sguardo che non scinda corpo e mente, ma che possa vedere in uno lo specchio dell’altro, alla ricerca di un giusto equilibrio, appare di primaria importanza.
Articolo a cura della Dott.ssa Veronica Sprio
Obesità infantile – FONTI e APPROFONDIMENTI
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