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14 Agosto 2025

Disturbi della scrittura nei bambini: come riconoscere disgrafia e disortografia e come intervenire

Disturbi della scrittura nei bambini: cosa sono disgrafia e disortografia, come riconoscerle e come intervenire?

Scopriamolo insieme in questo articolo.

Introduzione: comprendere i disturbi della scrittura nei bambini

Nel percorso di crescita, imparare a scrivere è una tappa fondamentale per ogni bambino, importante sia per la scuola che per lo sviluppo personale. Alcuni bambini, però, possono incontrare difficoltà legate ai cosiddetti disturbi della scrittura, che fanno parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

In particolare, disgrafia e disortografia possono ostacolare seriamente le abilità di scrittura, con ripercussioni sul rendimento scolastico, sulla motivazione e sull’autostima del bambino.

Capire di cosa si tratta e saper cogliere i segnali precoci è fondamentale per offrire il giusto supporto.

Una diagnosi tempestiva permette infatti di valorizzare al meglio le potenzialità di ciascun bambino.

In questo articolo vedremo nel dettaglio le caratteristiche di questi disturbi, come si manifestano e quali strategie possono essere utili per intervenire in modo efficace.

Cosa sono i disturbi della scrittura

I disturbi specifici della scrittura, come tutti i DSA, sono legati a un funzionamento neurobiologico diverso (neurodivergenza), che coinvolge specifiche aree del cervello. Non dipendono da un deficit di intelligenza né da fattori ambientali, emotivi o sensoriali.

Si tratta di un diverso modo di elaborare le informazioni, che ha origine già alla nascita ma diventa evidente con la scolarizzazione. Questi disturbi hanno spesso una componente ereditaria: sono più frequenti nei bambini che hanno familiari con DSA.

Le due principali difficoltà della scrittura sono

  • la disgrafia, che riguarda la componente grafica,
  • e la disortografia, che coinvolge la correttezza ortografica.

Le due condizioni possono anche presentarsi insieme, pur con caratteristiche distinte.

Cos’è la disgrafia

La disgrafia è un disturbo specifico della scrittura legato alla componente motoria. Per il bambino, scrivere può risultare molto faticoso, e la grafia può essere poco leggibile.

I bambini con disgrafia:

  • hanno difficoltà a formare correttamente le lettere, che risultano irregolari per forma e dimensione;
  • possono avere problemi con la spaziatura, l’allineamento sulla riga e la fluidità del gesto grafico.

Di conseguenza, la loro scrittura può apparire disordinata e difficile da leggere.

Questa fatica può rendere l’esperienza della scrittura frustrante e compromettere il rendimento scolastico, oltre a minare la fiducia nelle proprie capacità. È importante, quindi, riconoscere il problema per tempo e offrire al bambino strumenti e percorsi mirati che possano aiutarlo a migliorare e a esprimersi in modo più efficace.

A cosa è dovuta la disgrafia?

La disgrafia ha cause neurobiologiche: coinvolge il funzionamento di reti neuronali implicate:

  • nella coordinazione motoria,
  • nella percezione visiva
  • e nella memoria.

Difficoltà nella scrittura

  • Una difficoltà nella scrittura dovuta a problemi nella coordinazione motoria fine rende complicato controllare i movimenti necessari per formare le lettere.
  • Un deficit visuo-spaziale può influenzare la spaziatura e l’allineamento del testo,
  • mentre una memoria di lavoro poco efficiente può rendere difficile gestire simultaneamente le varie richieste del compito scritto.

Conoscere queste cause è essenziale per costruire interventi efficaci e personalizzati.

A quale età si può parlare di disgrafia?

La diagnosi di disgrafia può essere effettuata solo alla fine della terza primaria. Questo perché, nei primi anni, i bambini stanno ancora imparando e automatizzando il gesto grafico, soprattutto il corsivo, che richiede tempo e maturazione motoria.

Molte difficoltà osservate nei primi anni potrebbero semplicemente riflettere ritmi di apprendimento diversi o una normale fase di sviluppo. Tuttavia, segnali come impugnatura scorretta, difficoltà a tracciare forme o problemi di postura vanno comunque osservati con attenzione, perché potrebbero anticipare una difficoltà. In questi casi, può essere utile un intervento precoce di potenziamento.

disgrafia disortografia

Cos’è la disortografia

La disortografia è una difficoltà nella scrittura che riguarda gli aspetti linguistici: chi ha questo disturbo fatica a rispettare le regole ortografiche e grammaticali.

I bambini con disortografia commettono errori ricorrenti, come:

  • inversioni,
  • omissioni o aggiunte di lettere,
  • errori nella separazione/fusione delle parole
  • confusione tra suoni simili.
  • Possono anche mostrare difficoltà nella consapevolezza morfologica, cioè nella comprensione delle regole grammaticali, come l’uso corretto delle desinenze verbali.

Queste difficoltà rendono la scrittura complessa e, spesso, motivo di frustrazione. Per questo è importante riconoscerle e intervenire con strategie adeguate.

A cosa è dovuta la disortografia?

La disortografia, come la disgrafia, ha origine neurobiologica e non dipende da intelligenza o impegno. Può essere legata ad alterazioni nelle aree del cervello coinvolte nella consapevolezza fonologica, cioè la capacità di analizzare i suoni che compongono le parole e di associarli ai grafemi corrispondenti.

Anche in questo caso, un ruolo importante lo gioca la memoria di lavoro: quando è compromessa, può diventare difficile trattenere e applicare correttamente le regole ortografiche.

Capire queste cause è essenziale per predisporre un intervento educativo mirato ed efficace.

A quale età si può fare diagnosi di disortografia?

La disortografia può essere diagnosticata solo alla fine della seconda primaria, dopo che il bambino ha avuto un’esposizione sufficiente alla letto-scrittura.

Prima di questa età, gli errori ortografici sono spesso parte del normale processo di apprendimento. È importante osservare il bambino nel tempo per valutare se le difficoltà si riducono con l’insegnamento o se, al contrario, persistono nonostante il percorso scolastico regolare.

Difficoltà nella scrittura: quali problemi comportano la disgrafia e la disortografia?

La disgrafia e la disortografia non influenzano solo le abilità di scrittura, ma possono avere un impatto significativo anche sul piano emotivo e relazionale.

I bambini che convivono con queste difficoltà spesso percepiscono la scrittura come un’attività faticosa, frustrante e fonte di disagio. Questo vissuto potrebbe, nel tempo, generare una profonda demotivazione portandoli ad evitare i compiti che implicano la scrittura o addirittura a rifiutare l’attività scolastica. Il timore di sbagliare e il sentirsi inadeguati possono portare il bambino a chiudersi e a sviluppare ansia da prestazione e vissuti di fallimento.

È per questo che riconoscere per tempo le difficoltà legate alla scrittura è fondamentale non solo per sostenere l’apprendimento, ma anche per salvaguardare il benessere emotivo del bambino e accompagnarlo nella costruzione di un’immagine di sé che rimanga positiva e fiduciosa.

Genitori: cosa osservare nella scrittura del proprio figlio e quando chiedere aiuto

Nei primi anni di scuola è normale che i bambini commettano errori, ma quando le difficoltà persistono o appaiono più marcate rispetto ai coetanei, è utile osservare alcuni segnali:

  • scrittura molto disordinata;
  • lentezza nei compiti scritti;
  • errori ortografici ricorrenti;
  • difficoltà a rispettare righe e spaziature;
  • rifiuto dei compiti scritti o frustrazione.

Se uno o più di questi aspetti risultano evidenti e durano nel tempo, è consigliabile non aspettare, ma confrontarsi con le figure scolastiche (insegnanti, referente BES/DSA).

Successivamente, può essere utile rivolgersi a uno specialista dell’età evolutiva, come un neuropsichiatra infantile, uno psicologo o un logopedista, per una valutazione più approfondita.

Solo attraverso un percorso diagnostico accurato è possibile comprendere se si è in presenza di un disturbo specifico della scrittura e attivare gli interventi più adatti.

Chi può rilasciare una certificazione diagnostica valida ai fini scolastici?

La certificazione dei DSA è essenziale per attivare i supporti previsti dalla Legge 170/2010.

Deve essere rilasciata da un’équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista.

La valutazione può avvenire presso i servizi pubblici (UONPIA) o, in alcune regioni come la Lombardia, anche presso enti privati accreditati dalla regione. La certificazione deve contenere una diagnosi chiara e indicare gli strumenti e le misure didattiche necessarie.

Cosa fare dopo la diagnosi di disturbi nella scrittura?

Una volta ottenuta la diagnosi, la scuola è tenuta a predisporre un Piano Didattico Personalizzato (PDP), concordato con la famiglia e con gli specialisti.

Nel PDP vengono indicati gli strumenti compensativi (come l’uso del computer), le misure dispensative (ad esempio, la riduzione dei compiti scritti o tempo in più) e le strategie didattiche più efficaci per supportare l’alunno.

Contemporaneamente, si possono attivare percorsi di riabilitazione, come la logopedia o interventi specifici, per rafforzare le abilità compromesse.

L’obiettivo è quello di garantire al bambino le migliori condizioni per apprendere, valorizzando le sue risorse e riducendo l’impatto delle difficoltà nella scrittura.


DOMANDE FREQUENTI SUI DISTURBI DELLA SCRITTURA

Quando si può parlare di “brutta scrittura”?

La “brutta scrittura” si manifesta con segni come:

  • lettere troppo piccole o grandi,
  • scrittura illeggibile o disordinata,
  • lentezza nel completare i compiti,
  • e difficoltà che gli insegnanti faticano a leggere.

Questi segnali possono indicare difficoltà motorie legate al gesto grafico e, se persistenti e significativi, potrebbero essere il segno di disgrafia.

Perché il corsivo crea difficoltà ai bambini con disgrafia?

Il corsivo richiede movimenti fluidi, continui e coordinati, che possono essere molto impegnativi per i bambini con difficoltà grafo-motorie. Questi movimenti complessi possono causare tensione muscolare, dolore alla mano e una scrittura rigida o disorganizzata. Di conseguenza, la scrittura in corsivo risulta spesso poco leggibile, faticosa e lenta.

Un’impugnatura scorretta può essere un segnale di disgrafia?

Sì, un’impugnatura scorretta della penna può essere uno dei primi segnali di una difficoltà grafo-motoria. Tuttavia, non sempre indica un disturbo: in alcuni casi è legata a una debolezza nella coordinazione motoria fine, ovvero nella capacità di compiere movimenti precisi con mani e dita.

È possibile riconoscere segnali precoci di difficoltà nella scrittura già nella scuola dell’infanzia?

Sì. Alcuni comportamenti osservabili nella scuola dell’infanzia possono anticipare future difficoltà nella scrittura. Tra i segnali a cui porre attenzione troviamo:

  • impugnatura scorretta di matite o pastelli,
  • difficoltà a colorare entro i margini o seguire un tracciato,
  • rifiuto di attività di disegno o pregrafismo,
  • tratto troppo debole o eccessivamente marcato,
  • difficoltà in giochi di motricità fine (come infilare perline o usare le forbici).

 

È possibile che uno studente più grande abbia un disturbo della scrittura non diagnosticato?

, può accadere che studenti della scuola secondaria di primo o secondo grado mostrino difficoltà di scrittura mai riconosciute ufficialmente, ma che da anni influiscono su rendimento scolastico e autostima.

Spesso le difficoltà riscontrate vengono scambiate per svogliatezza o disattenzione, ma possono essere il segnale di un disturbo della scrittura non diagnosticato, come la disgrafia.

Come si può migliorare la disgrafia?

La disgrafia non si “guarisce”, ma si può gestire e migliorare attraverso:

  • percorsi riabilitativi personalizzati,
  • esercizi di motricità fine,
  • potenziamento del gesto grafico,
  • attività psicomotorie,
  • uso di strumenti compensativi (come tastiera, mappe, sintesi vocale).

Come si cura la disortografia?

La disortografia non si “cura”, ma si interviene con percorsi di trattamento specifici, condotti da specialisti. L’obiettivo è migliorare le competenze ortografiche, automatizzare le regole linguistiche e ridurre gli errori.

Come aiutare chi è disortografico?

Offrendo supporto con strumenti compensativi (es. correttori ortografici, mappe concettuali), riducendo la quantità di scrittura richiesta (dispensativi), e lavorando con specialisti.

 

Articolo a cura della Dott.ssa Lidia Chin