Psicologo ADHD

Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) riguarda la difficoltà a mantenere l’attenzione e/o a controllare l’impulsività, ma non solo. Nella pratica clinica emerge spesso anche come una difficoltà nella regolazione delle emozioni, nella gestione della frustrazione e nell’organizzazione della vita quotidiana. Per questo motivo il lavoro psicologico non si limita alla valutazione dei sintomi, ma aiuta la persona a comprendere come queste caratteristiche influenzino il funzionamento scolastico, lavorativo e relazionale.

Studio Psicologia Tenca Venturi: trova il Tuo psicologo specializzato ADHD

Presso lo Studio Associato Tenca Venturi lo psicologo specializzato in ADHD si occupa di valutazioni psicodiagnostiche e supporto per gestire il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività, in età infantile, adolescenziale e adulta.

Lavoriamo in collaborazione con psichiatri e neuropsichiatri per un approccio multidisciplinare completo e personalizzato.

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Psicologo ADHD: il primo passo per scoprire il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività

Il primo passo per individuare il disturbo da deficit dell’Attenzione e iperattività è quello di rivolgersi ad uno psichiatra o neuropsichiatra o ad uno psicologo/psicoterapeuta esperti nella valutazione psicodiagnostica per l’ADHD. Tale valutazione non si basa esclusivamente sui test. È un processo più ampio che comprende colloqui clinici approfonditi, raccolta della storia evolutiva ed osservazione del funzionamento della persona nei diversi contesti di vita. L’obiettivo non è soltanto confermare o escludere la diagnosi ADHD, ma comprendere il profilo di funzionamento cognitivo, emotivo e relazionale. Lo psicologo ADHD e/o lo psicoterapeuta esperto ADHD hanno il compito di somministrare test e questionari, effettuare colloqui di consulenza e dare un supporto psicologico in grado di aiutare la persona a gestire le problematiche emotive e comportamentali legate al disturbo.

Per una diagnosi formale, lo psicologo ADHD collabora con psichiatri o neuropsichiatri infantili, quando i pazienti sono bambini e adolescenti, per un approccio completo e multidisciplinare.

Psicologo specializzato ADHD

Lo psicologo per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività ha una formazione specifica volta a comprendere le peculiarità di questo disturbo nelle diverse fasce d’età.

È importante scegliere uno specialista con un’esperienza specifica nella valutazione iniziale del disturbo ADHD con caratteristiche uniche e variabilità dei sintomi, con eventuali disturbi associati come ansia, depressione o difficoltà di apprendimento.

ADHD: oltre i sintomi di disattenzione e iperattività

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà nella regolazione dell’attenzione, dell’impulsività e dell’attività motoria. Tuttavia nella pratica clinica le manifestazioni possono essere molto diverse da persona a persona. Alcuni pazienti presentano soprattutto disattenzione e difficoltà organizzative, altri impulsività o irrequietezza interna.

Nell’età adulta il disturbo può manifestarsi con difficoltà nella gestione del tempo, procrastinazione, disorganizzazione e fatica nel mantenere la concentrazione su attività prolungate. Questi aspetti possono influenzare la vita lavorativa, relazionale ed emotiva della persona.

Psicoterapeuta ADHD: qual è il suo ruolo?

Lo psicoterapeuta ADHD è la figura di riferimento per il trattamento non farmacologico.

Il suo ruolo non si limita alla diagnosi. Lavorando spesso in team con altri professionisti come psichiatri, utilizza approcci specifici più convenzionali e/o alternativi e di supporto.

Psicoterapia ADHD

In psicoterapia l’ADHD viene affrontato non solo come un insieme di sintomi comportamentali, ma come un modo specifico di funzionare dal punto di vista cognitivo ed emotivo. Molte persone con ADHD sperimentano nel tempo frustrazione, senso di inadeguatezza o difficoltà nella gestione dell’autostima, spesso legate alle esperienze scolastiche o lavorative.

Il lavoro di terapia ADHD aiuta a comprendere queste esperienze, sviluppare strategie di regolazione emotiva e costruire modalità più efficaci di organizzazione e gestione delle attività quotidiane.

Lo psicoterapeuta ADHD è lo specialista che tratta le comorbilità (come ansia e depressione), aiuta il paziente a modificare schemi di pensiero disfunzionali, a gestire i sintomi e a mettere in atto tecniche di organizzazione per trasformare gli apparenti limiti in punti di forza, migliorando la qualità della vita quotidiana.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è un disturbo di origine neurobiologica che si manifesta nell’infanzia o nella preadolescenza attraverso alcuni sintomi neurocomportamentali.

I cambiamenti che avvengono riguardano l’attenzione, con la difficoltà di concentrazione, iperattività o impulsività, con una possibile compromissione degli ambiti di vita della persona:

Contrariamente a quanto si pensa, l’ADHD non è un disturbo esclusivo dell’infanzia e dell’adolescenza. Il 60% delle persone con diagnosi di ADHD da bambino continua ad avere sintomi anche in età adulta.

Quali sono i sintomi ADHD?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività si manifesta attraverso segnali che possono essere più o meno evidenti.

Sintomi ADHD nei bambini

Nei bambini, i sintomi di ADHD si possono già intercettare a scuola, dove le difficoltà di concentrazione e l’iperattività motoria sono più evidenti. Il disturbo può avere un forte impatto sulla capacità di apprendimento e sulle interazioni sociali. La mancanza di attenzione può danneggiare le prestazioni scolastiche, l’iperattività e l’impulsività possono minare regole e istruzioni.

Molte persone scoprono di avere l’ADHD solo in età adulta, quando i sintomi diventano più evidenti e irrompono portando caos e dispersione nella vita familiare  lavorativa.

Sintomi ADHD negli adulti

Negli adulti, i sintomi dell’ADHD possono compromettere l’adattamento ai vari contesti, manifestandosi attraverso questi segnali:

Ma l’ADHD non è semplicemente “distrazione” o “vivacità”, è un disturbo che può manifestarsi anche attraverso altri sintomi:

Come si arriva alla diagnosi ADHD?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività è classificato nel DSM-5 tra i disturbi del neurosviluppo e coinvolge processi neurocognitivi complessi come le funzioni esecutive, la regolazione attentiva e la gestione dell’impulsività.

La diagnosi di ADHD può richiedere un intervento multidisciplinare per la variabilità dei suoi sintomi che si manifestano in modi diversi da persona a persona e per la comorbilità. Infatti l’ADHD può accompagnarsi ad altre condizioni come disturbi dell’umore (ansia o depressione), disturbi del comportamento e dell’apprendimento, disturbi dello spettro autistico, disturbi del sonno e dipendenze.

Il processo diagnostico coinvolge inizialmente un professionista (come uno psicologo specializzato) che valuterà i sintomi e la storia clinica della persona, col supporto di test specifici.

Le fasi della diagnosi ADHD

1

Colloquio clinico preliminare

Il professionista inizia con un colloquio per raccogliere la tua storia personale, le difficoltà attuali (come problemi al lavoro o nelle relazioni) e i motivi che ti hanno spinto a cercare aiuto. È come una chiacchierata iniziale per capire il quadro generale. Per prepararti, compila un questionario di screening come l'ASRS-v1.1 (18 domande su comportamenti quotidiani, tipo "Ti distrai facilmente?"). Non è una diagnosi, ma un alto punteggio indica di approfondire – portalo al colloquio per partire con il piede giusto.

2

Valutazione diagnostica strutturata

Se c’è un sospetto di ADHD, si passa a un’intervista dettagliata come la DIVA 2.0, considerata lo standard. Questa guida esplora i 18 sintomi del DSM-5, verificandoli sia nella vita adulta (ad esempio, difficoltà a organizzare la giornata) sia nell’infanzia (tra 5 e 12 anni, come problemi a scuola). Usa esempi concreti per aiutarti a ricordare, e conferma che i sintomi fossero presenti prima dei 12 anni, requisito chiave per la diagnosi ADHD.

3

Raccolta di informazioni collaterali

Per avere un quadro oggettivo, lo specialista può chiedere il permesso di parlare con familiari (come un genitore o partner) o di vedere documenti vecchi, tipo pagelle scolastiche. Questo aiuta a confermare difficoltà passate, specialmente se hai buchi di memoria, ad esempio, un familiare potrebbe ricordare episodi ricorrenti di atteggiamenti irrequieti.

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Ulteriori strumenti di valutazione

Si integrano questionari come le Conners’ Rating Scales, compilati dal paziente e da un familiare per misurare la gravità dei sintomi in contesti diversi (casa, lavoro). Possono aggiungersi test neuropsicologici per esaminare funzioni come l’attenzione o la memoria, anche se non sono obbligatori. È un modo per approfondire il profilo cognitivo, tipo valutare la fatica a passare da un compito all’altro.

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Esplorazione narrativa e conclusione

L'intero processo è un racconto che collega eventi apparentemente isolati (come cambi di lavoro frequenti o litigi in famiglia) in una storia coerente. Alla fine, lo specialista formula la diagnosi.

ADHD e funzionamento emotivo

Oltre alle difficoltà attentive, molte persone con ADHD sperimentano una particolare sensibilità emotiva e una ridotta tolleranza alla frustrazione. In una prospettiva psicodinamica queste difficoltà possono influenzare il modo in cui la persona vive le relazioni, affronta i fallimenti e costruisce la propria immagine di sé.

Il percorso psicoterapeutico offre uno spazio per comprendere queste esperienze e sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie modalità di funzionamento emotivo e relazionale.

Terapia ADHD: i diversi approcci

Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC)

La TCC è uno dei trattamenti più efficaci per l’ADHD negli adulti, basata su prove scientifiche. Si concentra sul presente, aiutando la persona a cambiare pensieri negativi e abitudini che peggiorano i sintomi, attraverso strumenti pratici.


Inizia con la psicoeducazione: il terapeuta spiega cos’è l’ADHD dal punto di vista biologico, per sostituire preconcetti con la realtà e con strategie funzionali.
Si prosegue lavorando sulla ristrutturazione cognitiva, sfidando pensieri estremi come: “Se non è perfetto, è un fallimento”, ad esempio, e imparando a vedere un progetto incompleto come un passo avanti che precede il successivo.
Il punto focale è sviluppare abilità comportamentali per l’organizzazione, la pianificazione, il riconoscimento delle emozioni.

ADHD Coaching

L’ADHD Coaching è un supporto pratico che integra la terapia focalizzandosi su obiettivi quotidiani. Funziona come un allenatore personale per le funzioni esecutive, aiutando la persona a creare sistemi personalizzati.

Insieme, si co-creano soluzioni per organizzare lo spazio, le routine, impostare abitudini, superare la procrastinazione identificando ostacoli per tradurre idee in azioni durature.

Mindfulness e Accettazione

La mindfulness è un approccio integrativo che calma la mente e migliora attenzione ed emozioni. Non significa svuotare la testa, ma osservare pensieri e sensazioni senza giudicarsi, allenando la consapevolezza.
La mindfulness usa tecniche diverse, dal respiro al body scan, per lavorare sull’impulsività e sulla consapevolezza emotiva.

ADHD e approccio psicodinamico

Accanto agli interventi più strutturati e comportamentali, alcuni percorsi di psicoterapia possono integrare anche una prospettiva psicodinamica. In questo approccio l’ADHD non viene considerato soltanto come un insieme di sintomi legati all’attenzione o all’impulsività, ma come un modo complesso di funzionare che coinvolge anche la dimensione emotiva e relazionale della persona.

Molti adulti con ADHD riportano nel corso della loro storia esperienze ripetute di frustrazione, senso di fallimento o difficoltà nel sentirsi adeguati, spesso legate a esperienze scolastiche o lavorative problematiche. Queste esperienze possono influenzare l’autostima e il modo in cui la persona percepisce se stessa e le proprie capacità.

La psicoterapia psicodinamica offre uno spazio per comprendere come queste esperienze si siano sviluppate nel tempo e come influenzino le relazioni e la gestione delle emozioni. Il lavoro terapeutico aiuta la persona a riconoscere i propri schemi relazionali, a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e a costruire modalità più funzionali di affrontare le difficoltà quotidiane.

Approccio Sistemico (Parent Training)

L’ADHD influisce su tutta la famiglia, quindi le terapie possono coinvolgono anche i parenti per un supporto completo.

Per i genitori di bambini o adolescenti, il Parent Training è un percorso di gruppo che insegna strategie basate su rinforzi positivi, come dare istruzioni chiare (“Metti via i giocattoli ora”) o usare sistemi a punti per premiare buoni comportamenti (es. stelline per compiti finiti, scambiate per un premio). Include gestione di problemi con time-out non punitivi e spazi di confronto per ridurre lo stress familiare.

Per adulti, coinvolge il partner in sessioni congiunte o terapia di coppia per spiegare l’ADHD evitando fraintendimenti (tipo, la dimenticanza non è disinteresse), e creando strategie collaborative.

Richiedi una consulenza psicologica ADHD

Per sua natura, l’ADHD può non essere subito riconoscibile. I sintomi, soprattutto in età adulta, possono indurre la persona, il genitore o l’insegnante a pensare che si tratti di aspetti legati all’età, al momento di stress, alla stanchezza, alla personalità o ad altri fattori.

È importante, invece, non fermarsi all’apparenza e andare a fondo per comprendere le vere cause di evidenti difficoltà che impediscono di vivere con equilibrio e serenità, portando a termine i propri progetti, attività e compiti quotidiani. 

Ciò che può fare chiarezza è la consulenza con il professionista che può valutare i sintomi considerando la storia clinica e, se necessario, suggerendo approfondimenti diagnostici.

La consulenza è anche un momento per capire cos’è l’ADHD, porre tutte le domande su questo disturbo, ricevere conferme da parte di genitori e partner che vogliono sapere come aiutare e dare supporto alla persona cara.

Psicologo ADHD: un percorso di comprensione e supporto

Rivolgersi a uno psicologo specializzato in ADHD significa intraprendere un percorso che non si limita alla gestione dei sintomi, ma che aiuta a comprendere il proprio funzionamento e a valorizzare le risorse personali. Attraverso un lavoro clinico mirato è possibile sviluppare strategie efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane e migliorare il benessere psicologico e relazionale.

FAQ – Sullo Psicologo ADHD

È opportuno cercare professionisti con esperienza specifica sull’ADHD in età adulta, e non generica. Sul web ci sono portali verticali e siti specifici di professionisti che operano in ambito ADHD. Il nostro Studio Associato Tenca Venturi ha specialisti che si occupano di questo disturbo sia per bambini/adolescenti sia per adulti.

ADHD è l’acronimo inglese per “Attention Deficit Hyperactivity Disorder”, che in italiano si traduce come “Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività”.
È un disturbo del neurosviluppo, ovvero un problema che riguarda come il cervello si sviluppa e funziona, presente fin dall’infanzia e che può continuare in età adulta. Le sue caratteristiche principali, definite a livello clinico, sono un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento e lo sviluppo dell’individuo.

L’ADHD si manifesta con difficoltà a mantenere l’attenzione, iperattività (essere sempre in movimento) e impulsività (agire senza pensare), che interferiscono con la vita quotidiana. Nei bambini, potrebbe significare non riuscire a stare seduti in classe o interrompere gli altri. Negli adulti, problemi come disorganizzazione al lavoro o scelte impulsive che creano caos nelle relazioni.

Quando l’insieme specifico di sintomi (almeno 6 per bambini, 5 per adulti over 17) di disattenzione, iperattività o impulsività a casa e a scuola, diventa persistente, con una durata di almeno 6 mesi, e compare prima dei 12 anni.

Il deficit di attenzione si concentra su problemi di concentrazione, organizzazione e memoria. Esempio: dimenticare compiti, distrarsi facilmente durante un’attività o non finire lavori.

L’iperattività riguarda l’eccesso di movimento e l’irrequietezza. Esempio: non stare fermi, agitarsi continuamente o parlare troppo.

Nell’ADHD, questi possono coesistere (tipo combinato) o predominare uno sull’altro, ma entrambi derivano dallo stesso disturbo neurobiologico che interferisce con la vita quotidiana.

Le cause precise dell’ADHD non sono ancora completamente note, ma sappiamo che hanno un peso diversi elementi. La ricerca mostra una forte influenza genetica: è responsabile del 70-80% dei casi, e si trasmette in famiglia nel 30-35% dei casi dal lato paterno. Questo vuol dire che la tendenza all’ADHD si eredita in gran parte. Gli studi sul cervello rivelano differenze in zone specifiche, come quelle frontali, lo striato e il cervelletto, che controllano l’attenzione, la pianificazione, le emozioni e i movimenti.

Altri fattori possono influenzare l’ADHD, tra cui aspetti biologici, psicologici e ambientali, come l’esposizione a inquinanti nell’aria. Il disturbo ha basi neurobiologiche, legate a eventi come un parto difficile, mancanza di ossigeno alla nascita o basso peso del neonato. Contano anche elementi esterni o metabolici. Per esempio, gravi privazioni, stress in famiglia, possibili intolleranze alimentari o inquinamento atmosferico, anche se su quest’ultimo servono più studi per conferme.

Sì, l’ADHD si gestisce con un approccio multimodale (non c’è una cura definitiva, ma i sintomi migliorano nel 70-80% dei casi). Si consiglia una combinazione di psicoterapia e farmaci, personalizzata da uno specialista.

La psicoterapia è efficace per strategie a lungo termine e può integrare TCC (cambia abitudini e pensieri negativi, es. organizzare compiti), mindfulness (migliora attenzione e emozioni) e parent training (per famiglie, con rinforzi positivi).

I farmaci possono aiutare nel mantenere l’attenzione e controllare l’impulsività, e devono essere prescritti da psichiatri, che possono anche monitorarne eventuali  effetti collaterali.

Altri approcci sono la psicoeducazione (informazioni su ADHD), routine quotidiane, esercizio e supporto scolastico/lavorativo.

No, l’ADHD non sparisce crescendo. Nel 60% dei casi persiste in età adulta, ma cambia forma. Per esempio, un bambino iperattivo potrebbe diventare un adulto con irrequietezza interna e difficoltà a organizzarsi, come dimenticare appuntamenti al lavoro o accumulare debiti per scelte impulsive.

Secondo il DSM-5, ci sono 3 tipi di ADHD: 

  • il tipo inattentivo (problemi principali con attenzione e organizzazione, come perdere oggetti o distrarsi facilmente)
  • il tipo iperattivo-impulsivo (energia costante e interruzioni, come parlare troppo o non aspettare il turno)
  • e il tipo “combinato” (un mix dei due, il più comune).

Perché i sintomi si trasformano e non sembrano più quelli del “bambino vivace”, come l’iperattività esterna. Molti adulti lo confondono con ansia o depressione, ma riconoscere l’evoluzione aiuta a cercare aiuto, ad esempio consultando uno psicologo per valutare la storia personale.

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Studio Tenca Venturi – Psicologi e psicoterapeuti specializzati nella diagnosi e trattamento del disturbo ADHD.