Negli ultimi anni si è iniziato a parlare di un disturbo alimentare ancora poco conosciuto: ARFID, acronimo di Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder o disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo.
Cos’è il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo?
L’ARFID è un vero e proprio disturbo dell’alimentazione e della nutrizione incluso nel DSM-5. A differenza degli altri disturbi non è motivato da preoccupazioni riguardanti il peso o l’immagine corporea, ma è caratterizzato da una alimentazione fortemente selettiva con l’evitamento di intere categorie di alimenti o la riduzione drastica dell’assunzione di cibo per timore di conseguenze avverse come nausea, soffocamento o dolori fisici. Ciò limita notevolmente la varietà della dieta e può causare gravi rischi per la salute fisica e lo sviluppo psicologico, soprattutto nei bambini e negli adolescenti.
Cos’è l’ARFID?
Il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID) si caratterizza quindi per un rapporto problematico col cibo. Chi ne soffre tende a rifiutare il cibo o limitarne l’assunzione ad una molto ristretta gamma di alimenti, con gravi conseguenze per la salute e lo sviluppo psicofisico. E’ un disturbo che si presenta sempre più frequentemente in età infantile, ma ne soffrono anche gli adolescenti.
Selettività alimentare e ARFID: dove sta la differenza?
Spesso può capitare che i bambini mostrino selettività alimentare o un’alimentazione selettiva, rifiutando determinati cibi o mangiando sempre le stesse cose, ad esempio scartando le verdure e chiedendo la pasta in bianco. Si tratta di una condizione comune e spesso transitoria che si affievolisce con graduali esposizioni ad altri alimenti e la crescita del bambino stesso.
Quando però, il rifiuto diventa cronico e porta a gravi conseguenze sul piano fisico e psicologico, si configura un disturbo dell’alimentazione selettiva come l’ARFID.
La differenza fondamentale è data dalla persistenza nel tempo e dalla gravità delle conseguenze (compromissione della salute, della crescita, della vita sociale del bambino).
Quali caratteristiche ha il disturbo evitante-restrittivo?
Le caratteristiche principali di chi soffre di ARFID sono:
- Mostrare un generale disinteresse per il cibo con la conseguente adozione di una condotta alimentare selettiva che permette l’assunzione di una ristretta e ripetitiva gamma di cibi;
- Provare ansia, disagio o disgusto all’idea di introdurre nuovi cibi o durante la masticazione o la deglutizione;
- Appetito selettivo: evitare alcuni cibi per le caratteristiche sensoriali quali consistenza, odore e colore;
- Presentare carenze nutrizionali significative che determinano una perdita di peso o rallentamento della crescita nei bambini;
- Difficoltà relazionali legate ai pasti, che possono portare anche al ritiro sociale.
Questo disturbo non impatta quindi solo sulla salute fisica ma anche sulla vita relazionale e sociale di chi ne soffre. A differenza di altri disturbi alimentari non è presente la preoccupazione per il peso e la forma e questo aspetto è indispensabile per fare diagnosi differenziale rispetto all’anoressia nervosa in bambini ed adolescenti.
ARFID cause: perché si sviluppa?
Le cause dell’ARFID sono complesse e multifattoriali. L’eziologia è legata a fattori che prescindono dall’attenzione alla propria immagine corporea, bensì:
- ad aspetti psichiatrici come ansia, fobie, disturbi ossessivo compulsivi;
- a traumi legati all’alimentazione come episodi di soffocamento o vomito;
- a momenti legati al consumo dei pasti, come dinamiche familiari rigide o conflittuali, oppure ad un’elevata sensibilità a odori e consistenze proprie del cibo.
ARFID nei bambini e negli adolescenti: segnali a cui prestare attenzione
- Mancano interi gruppi alimentari: i bambini escludono intere categorie di cibi come frutta, verdura, secondi piatti e limitano drasticamente la varietà della dieta.
- La rigidità tende a peggiorare nel tempo: non si tratta solo di una fase ma il rifiuto dei cibi tende ad aumentare anziché migliorare.
- I pasti creano ansia: il momento del pasto può generare stress e può essere presente anche la paura di soffocare o vomitare.
- Difficoltà sensoriali: il bambino può mostrare una spiccata sensibilità a odori, consistenze, suoni o temperature legate al cibo. Questo lo porta a provare nausea, disgusto o disagio.
- Disinteresse verso il cibo: i bambini sembrano non essere interessati al cibo e a non avere mai fame o saziarsi subito con piccole quantità.
- Perdita di peso o crescita rallentata: una alimentazione carente può portare a una perdita di peso e/o a un rallentamento della crescita.
ARFID cura: cosa fare?
Quando sono presenti i campanelli d’allarme descritti sopra e si sospetta un disturbo alimentare ARFID in un bambino o adolescente, non bisogna minimizzare il problema o aspettare che “passi da solo”, al contrario è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un team specialistico. Infatti, un intervento precoce può migliorare la possibilità di recupero ed evitare danni alla salute del bambino.
La cura dell’ARFID richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge diversi professionisti e interventi, tra cui:
- Sedute di psicoterapia con un professionista esperto per affrontare ansie e fobie legate al cibo.
- Incontri nutrizionali per imparare a conoscere il cibo attraverso i cinque sensi ed esporsi gradualmente con i cibi difficili.
- Interventi medici nei casi di gravi carenze nutrizionali.
- Supporto psicoeducativo per familiari, per creare un ambiente positivo durante i pasti, ma anche, in alcuni casi, per gli insegnanti.
Nutrizionista per ARFID
Il nutrizionista ha un ruolo centrale nel trattamento dell’ARFID. Affianca lo psicoterapeuta e adotta delle azioni mirate adattate al singolo caso. L’obiettivo è introdurre gradualmente nuovi alimenti, rispettando i tempi del bambino e riducendo l’ansia legata ai pasti.
- Come prima cosa viene svolta una attenta valutazione nutrizionale in cui si valutano le abitudini alimentari in termini di quantità, varietà e pattern di evitamento;
- Successivamente si stima il fabbisogno energetico e si rilevano le eventuali carenze nutrizionali che possono comportare un rischio per la salute e la crescita del bambino.
- Successivamente si inizia un percorso di educazione alimentare in cui si esplorano i cibi attraverso l’osservazione e la manipolazione e partendo dai cibi accettati si propone l’inserimento graduale nella propria alimentazione di nuovi alimenti.
- Parallelamente si formano i genitori su come gestire i pasti senza pressioni e si supportano nella gestione dell’ansia nei momenti difficili fornendo strumenti pratici di intervento per lavorare a casa sulla maggiore varietà.
- L’obiettivo non è solo mangiare di più in termini di varietà e quantità ma soprattutto costruire un rapporto con il cibo sereno e nutrizionalmente adeguato rispettando le paure e i tempi del bambino.
Consigli pratici per genitori e insegnanti
Nella cura dell’ARFID è importante coinvolgere genitori e insegnanti fornendo supporto e consigli pratici.
ARFID: alcuni suggerimenti per i genitori:
- Evitare forzature o pressioni affinché il bambino mangi. La pressione, infatti, potrebbe aumentare l’ansia e il rifiuto.
- Offrire al bambino una routine dei pasti con orari regolari e ambiente sereno.
- Coinvolgere il bambino nella preparazione del pasto. Coinvolgerlo nell’apparecchiare la tavola, nella scelta dell’ingrediente e nella manipolazione del cibo.
- Esporre gradualmente il bambino a nuovi alimenti anche semplicemente annusandoli o toccandoli.
- Non premiare o punire utilizzando il cibo.
ARFID: alcuni suggerimenti per gli insegnanti:
- Creare un ambiente accogliente.
- Collaborare con la famiglia e l’equipe di cura.
- Osservare il bambino in mensa senza giudicare e favorendo la socializzazione durante il pasto.
FAQ su ARFID e selettività alimentare
Cosa sono alimentazione selettiva e selettività alimentare?
La selettività alimentare è un comportamento in cui la persona accetta nella sua alimentazione solo un numero limitato di cibi rifiutandone molti altri. La selettività alimentare può essere molto comune nei bambini, soprattutto tra i 2 e i 6 anni. Prevede l’esclusione di alcuni alimenti per forma, odore o consistenza e solitamente è transitoria e parte del normale sviluppo del bambino. Se la selettività non è transitoria ma è più duratura e compromette l’apporto di nutrienti, la crescita e la qualità di vita del bambino allora può indicare una condizione di ARFID.
Chi cura la selettività alimentare?
La cura della selettività alimentare prevede un intervento multidisciplinare che coinvolge psicologi, psicoterapeuti e nutrizionisti clinici esperti in questa problematica.
Come si diagnostica l’ARFID?
La diagnosi di ARFID viene fatta da uno specialista della salute mentale (psichiatra, neuropsichiatra infantile, psicologo, psicoterapeuta) secondo i criteri proposti dal DSM-5.
Cosa distingue la selettività alimentare dall’ARFID?
La selettività alimentare si distingue dall’ARFID per la durata dell’esclusione dei cibi e per gravità delle conseguenze sulla salute e sulla vita quotidiana.
Quali caratteristiche ha il disturbo evitante-restrittivo?
Il disturbo evitante restrittivo è caratterizzato da una restrizione significativa dell’assunzione di cibo con conseguente perdita di peso, deficit di crescita e compromissione del funzionamento psicosociale. È caratterizzato anche da ansia per i pasti. Al contrario non c’è preoccupazione per il peso o l’immagine corporea come in altri disturbi dell’alimentazione e della nutrizione come anoressia nervosa o bulimia nervosa e non è spiegabile da un altro disturbo mentale come l’autismo.
Quali sono i fattori che portano a sviluppare il disturbo ARFID in psichiatria?
I fattori che possono concorrere allo sviluppo del disturbo ARFID sono traumi, ansia, fobie, ipersensibilità sensoriali e dinamiche familiari complesse durante i pasti.
Quali sono le cause dell’alimentazione selettiva?
Le cause dell’alimentazione selettiva sono molteplici:
- Fattori biologici (ipersensibilità sensoriale);
- Fattori psicologici come ansia, fobie, bisogno di controllo e difficoltà nella regolazione emotiva;
- Fattori ambientali come eventi traumatici di soffocamenti, vomito, reflusso o dinamiche famigliari disfunzionali durante il pasto.
Conclusioni
L’ARFID o disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo non è solo una selettività alimentare molto rigida, una fase o un capriccio ma è un disturbo complesso. È importante riconoscere i campanelli d’allarme e rivolgersi a un gruppo di professionisti qualificati per comprenderne le cause e prevenire le conseguenze per la salute. Un trattamento precoce permette di migliorare la relazione con il cibo e ritrovare un equilibrio nutrizionale e psicologico.
Articolo a cura della Dott.ssa Silvia Montalbano – biologa nutrizionista