I disturbi alimentari, tra cui l’anoressia e la bulimia, sono problematiche psicologiche che coinvolgono:
- una relazione distorta con il cibo,
- l’immagine corporea
- e, più in generale, il senso di controllo.
Tra le diverse sfere di vita intaccate da questi disturbi, un ruolo piuttosto cruciale e interessante viene giocato dalla sessualità. Come purtroppo accade, però, la tematica sessuale mantiene spesso, anche da un punto di vista clinico, un certo tabù che non permette di studiare con attenzione come esso venga compromesso o intervenga in diverse condizioni psicopatologiche, nonostante la sua centralità.
In questo articolo cercheremo di esplorare come i disturbi alimentari si intreccino con la sessualità. Per semplificazione ci soffermeremo su due disturbi specifici e ben definiti, ovvero l’anoressia nervosa e la bulimia.
Disturbi alimentari e sessualità: anoressia sessuale e bulimia sessuale
Sicuramente, infatti, esattamente come per i diversi tipi di disturbi alimentari, la sessualità e l’intimità si giocano in modo molto differente sia a seconda della sintomatologia riportata che del funzionamento dello specifico paziente e sarebbe qui impossibile saturarle. Ad oggi per meglio definirle sono stati coniati dei termini specifici che rimandano sia alla componente alimentare che sessuale, ovvero:
- anoressia sessuale per indicare un rifiuto della sessualità
- e bulimia sessuale per indicare un desiderio sessuale eccessivo, non per forza in comorbidità con i corrispettivi disturbi alimentari, ma spesso associate.
Elemento cruciale da sottolineare è che la sessualità nei disturbi alimentari ha una sua specificità molto particolare, coinvolgendo diverse tematiche cardine comuni. Nello specifico il tema del corpo e della pulsionalità/desiderio sono strettamente coinvolti sia nelle tematiche alimentari che nella sessualità, essendo entrambi bisogni primari universali.
Anoressia e sessualità: un rapporto complesso
L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare caratterizzato da restrizione alimentare estrema, intensa paura di ingrassare e percezione alterata dell’immagine corporea. La riduzione dell’apporto calorico e la generale anedonia, ovvero l’incapacità o la ridotta capacità di provare piacere, sperimentate dalle persone con anoressia, possono avere importanti ricadute su una perdita del desiderio sessuale.
Da un punto di vista più prettamente fisiologico, l’anoressia comporta una carenza di nutrienti che può compromettere la funzionalità ormonale, con conseguente riduzione della libido. Nei casi più gravi, la cessazione del ciclo mestruale (amenorrea) e una diminuzione dei livelli di estrogeni possono portare a una progressiva disfunzione sessuale.
Anoressia e sessualità dal punto di vista psicologico
Dal punto di vista psicologico sicuramente le connessioni sono svariate e maggiormente complesse. L’anoressia è un disturbo strettamente collegato ad un senso di controllo e di perfezione. Le persone con questo disturbo tendono a vedere il cibo come fonte di frustrazione, vergogna, colpa e paura. Allo stesso tempo, la sessualità può essere vista come qualcosa di “sporco” o fuori controllo, portando a una mancanza di interesse o di coinvolgimento emotivo.
Cibo e sessualità
Tutto ciò che attiene all’area delle pulsioni viene infatti fortemente evitato, castrato o represso. La pulsione della fame, in primis, viene in un primo momento combattuta aspramente, fino ad arrivare ad una condizione di malnutrizione tale, che sentire lo stimolo e la pulsione al cibo, diventa effettivamente molto complesso. Esattamente come questa pulsione anche quella della sessualità viene fortemente repressa e annullata, tanto che spesso può essere percepita come fastidiosa, intrusiva, fino all’estremo di potenzialmente dolorosa. Il piacere è qualcosa che viene evitato, l’abbandonarsi al piacere e goderne, terribilmente temuto. Questo disturbo porta all’illusione di poter essere una mente senza un corpo, un corpo che quindi non può avere esigenze, non può farsi sentire in alcun modo e deve assecondare l’austerità e il rigore della mente.
La percezione del corpo nell’anoressia
A ciò si lega, poi, anche la tematica corporea. Chi soffre di anoressia nervosa spesso presenta una sintomatologia definita dismorfofobia o dispercezione corporea. Il corpo viene percepito in modo alterato dai pazienti, spesso più “gonfio” o più “largo” di quanto in effetti non sia. Ovviamente questo porta ad un iper-analisi del corpo stesso e a successivi sensi di colpa, oppure ad un evitamento di esso per evitare di scatenare delle crisi. Chiaramente la sessualità espone da questo punto di vista ad uno sguardo che difficilmente può essere sostenuto su di sé e da parte dell’altro e che rende l’intimità difficile da sperimentare.

I fattori sociali
Esistono poi anche fattori sociali che si concatenano. Un altro sintomo spesso riportato da pazienti con anoressia nervosa è l’incremento dell’isolamento sociale. I pensieri legati al cibo e alla restrizione calorica sono talmente intrusivi, da rendere la socializzazione sempre più faticosa e da evitare.
Tutte le relazioni amicali vengono fortemente ridotte e questo include anche eventuali frequentazioni intime o amorose sulle quali non si sente di poter investire tempo ed energie.
Infine, sintomi ansioso depressivi, che spesso accompagnano l’anoressia, possono a loro volta ridurre ulteriormente il desiderio sessuale, creando una spirale di disinteresse che si autoalimenta.
Bulimia e sessualità: una lotta con il corpo e con il piacere
La bulimia nervosa è un altro disturbo alimentare che comporta episodi di abbuffate seguiti da comportamenti di purga, come il vomito autoindotto o l’uso di lassativi. Questo disturbo ha caratteristiche uniche che influiscono anche sulla sessualità mescolandosi in un circolo vizioso di ricerca di controllo, piacere e vergogna.
Le persone con bulimia nervosa spesso si sentono intrappolate in un ciclo di gratificazione e auto-punizione, in cui l’abbuffata diventa un tentativo di compensare emozioni negative, mentre la purga serve a ridurre il senso di colpa.
Bulimia e sessualità: il discontrollo delle pulsioni
Anch’essa si gioca molto nell’equilibrio tra controllo o discontrollo delle pulsioni. Se nell’anoressia nervosa si tende a restringere con costanza qualsiasi bisogno e necessità, nella bulimia nervosa si oscilla tra momenti in cui le pulsioni prendono il totale controllo e la persona si abbuffa in modo caotico, e momenti successivi in cui la mente viene pervasa dal senso di colpa e si tende a compensare con movimenti purgativi il bisogno, non arginato, appena assecondato.
Studi ed evidenze cliniche dimostrano come anche la sessualità assuma delle caratteristiche molto specifiche in pazienti con bulimia: da un lato, possono cercare di esprimere un’intensificazione del piacere sessuale, ma dall’altro, l’ansia e la vergogna che provano rispetto al proprio corpo possono impedire una sana espressione del desiderio sessuale.
Bulimia sessuale e il corpo nemico
La bulimia può anche portare a un vissuto di insoddisfazione corporea, simile a quello dell’anoressia. Il corpo spesso è un nemico anche in questo disturbo e non rende l’intimità facile anche in questo caso.
Tuttavia, mentre l’anoressia è dominata dalla paura di ingrassare, la bulimia si caratterizza più per il senso di incapacità di controllare l’assunzione di cibo e per i comportamenti compensatori. La vergogna legata a questi comportamenti può influire pesantemente sulla sessualità, creando una barriera psicologica tra il corpo e l’intimità sessuale.
Non è un caso che pazienti con bulimia nervosa possano effettivamente avere delle relazioni intime, seppur anch’esse caratterizzate da disregolazione. Da fasi in cui il rischio è quello al contrario di lasciarsi andare alle pulsioni in modo eccessivo, non arginato e non in ascolto con i propri desideri, a momenti di compensazione e ritiro dalla relazione.
Spesso, infatti, il funzionamento sottende una disregolazione emotiva generale che si accompagna a queste nette oscillazioni.
Bulimia sessuale e promiscuità come compensazione del vuoto
È questa dinamica che in alcuni casi può portare alla messa in atto di comportamenti promiscui a livello sessuale, o in cui l’esperienza di piacere viene ricercata in modo compulsivo e vorace, sperando di trovare nella sessualità una sorta di validazione, che neghi la profonda insicurezza di fondo sperimentata da questi pazienti. Questo comportamento è spesso conseguenza di una sensazione di forte vuoto emotivo, che si cerca di riempire con una sovrastimolazione e una temporanea gratificazione, ma che spesso lascia la persona con un senso di vuoto ancora maggiore, vergogna e una mancata risoluzione del conflitto interiore legato al sé, alla propria immagine corporea e alla propria autostima.
L’influenza della dopamina sulla sessualità
La dopamina, un neurotrasmettitore legato al piacere e alla ricompensa, svolge un ruolo fondamentale sia nel comportamento alimentare che in quello sessuale.
Il ruolo della dopamina è quello di regolare i sistemi di motivazione, gratificazione e piacere ed è implicato più in generale anche nello sviluppo e nel mantenimento delle dipendenze. Nei disturbi alimentari, l’equilibrio della dopamina può essere alterato, influenzando così sia il desiderio sessuale che la relazione con il cibo.
Dopamina e anoressia
Nel caso dell’anoressia, i pazienti sembrano mostrare un iper-funzionamento del sistema dopaminergico e quindi viene sperimentata una iper-reazione agli stimoli che generano piacere.
Questo, viene però percepito come elemento di vergogna e genera ansia e angoscia invece che piacere. Di conseguenza, viene instaurato un comportamento di evitamento e di rigido controllo, percepito come fortemente soddisfacente e gratificante. Sul lungo periodo questa deprivazione calorica cronica genera ipodopaminergia, ovvero una ridotta funzionalità del sistema dopaminergico che contribuisce all’apatia, all’anedonia, alla mancanza di desiderio e ad una generale alterazione della percezione della fame. Questa successiva riduzione dei livelli di dopamina genera a sua volta una riduzione di ogni esperienza gratificante, compresa quella sessuale.
Da questo momento in poi, per i pazienti percepire il desiderio nelle sue svariate forme diventa realmente complesso.
Dopamina e bulimia
Nel caso della bulimia, al contrario, si evidenzia una ipofunzione dei recettori dopaminergici. Questo significa che esperienze piacevoli naturali non risultano al soggetto abbastanza appaganti. È questo che porta ad una ricerca compulsiva di stimoli sempre più forti e maggiormente gratificanti.
Una volta terminata l’iperstimolazione, però, i livelli di dopamina tornano ad abbassarsi e il soggetto sperimenta senso di colpa e di vergogna, che portano, per quanto riguarda il cibo, alla compensazione tramite vomito o lassativi. In generale questo comportamento di iperstimolazione viene esteso a tutti gli stimoli, compresi quelli sessuali. È questo che porta questi pazienti e ricercare una sessualità spesso più impulsiva e disinibita, ma ad una conseguente sensazione di vergogna, di vuoto e di perdita di controllo.
Disturbi alimentari e intimità: un legame complesso
Appare in generale importante sottolineare la complessità per chiunque soffra di un (DCA) Disturbo del Comportamento Alimentare (o DNA, Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione) nell’avere un contatto con l’altro che richieda un certo grado di intimità.
È proprio il lasciarsi andare e l’essere visti in un’area di maggiore esposizione il tema che rende la sessualità particolarmente spinosa e complessa da vivere in modo sereno e autentico. Questo avviene anche perché chi soffre di disturbi alimentari, spesso, ha un’attenzione verso i propri segnali fisici amplificata e distorta e questo porta a vivere le esperienze di maggiore connessione relazionale, come esperienze di perdita di controllo.
Relazione tra cibo, sessualità e intimità
Se da un lato, nell’anoressia nervosa, questo appare come un elemento quasi inavvicinabile, nelle persone con bulimia può essere ricercato come una sorta di atto separato dal piacere autentico e dalla connessione emotiva e può diventare un mezzo per distrarsi dal dolore psicologico e dai problemi legati all’immagine corporea.
Diversi studi dimostrano come nei disturbi alimentari, diverse aree cerebrali vengano temporaneamente intaccate dalla malnutrizione e questo può meglio spiegarci il perché l’intimità e la sessualità siano esperienze di particolare complessità.
Relazioni interpersonali nei disturbi alimentari
In primo luogo un’area che viene fortemente compromessa attiene alla cognizione sociale, ovvero l’insieme di processi cognitivi ed emotivi che permettono agli individui di comprendere, interpretare e rispondere alle informazioni relative al mondo sociale che li circonda. Nello specifico questi pazienti hanno particolari difficoltà nel comprendere i comportamenti e gli stati mentali altrui e nello specifico hanno un bias sulle emozioni di rifiuto.
Studi dimostrano come questi pazienti non solo presentino un bias attentivo verso volti arrabbiati rispetto che a volti neutri (Harrison et al., 2010), ma anche come davanti a volti neutri, questi pazienti li qualifichino come “arrabbiati” o “tristi”, indicando anche qui una vera e propria distorsione percettiva in assenza di segnali emotivi chiari (Bremser et al., 2012).
Anche la comunicazione non verbale appare fortemente compromessa, emerge come sia molto difficile comprendere la gestualità e le espressioni quando non vengono verbalmente esplicitati. Questi aspetti, uniti ad una comune alessitimia, ovvero ad una vera e propria difficoltà nel comprendere le proprie e altrui emozioni, rende l’esperienza relazionale molto complessa.
Per questi soggetti, la relazione, soprattutto quella intima, diventa minacciosa, persecutoria e molto complessa da gestire.
Conclusioni
In sintesi, l’anoressia e la bulimia non solo colpiscono la relazione con il cibo, ma hanno un impatto profondo sulla sessualità e sugli altri bisogni primari.
È quindi estremamente importante che nel trattamento di queste tematiche si possa tenere conto anche di quest’area indagandola e analizzandola alle pari delle altre dimensioni. Spesso, infatti, i pazienti stessi per vergogna o sensazione di poca importanza, tendono a non esplicitarla, motivo per cui sta proprio al clinico indagarla e portare il paziente ad una riflessione profonda in merito, al fine di promuovere un rapporto più sano ed equilibrato con il corpo e il piacere.
Una sessualità e un’intimità vissute come soddisfacenti, arricchenti e piacevoli sono un obiettivo terapeutico molto importante con persone che soffrono di disturbi alimentari e spesso, quando fortemente compromessi, possono essere il segnale, anche una volta che i sintomi alimentari sono rientrati, di un generale substrato di forte difficoltà in merito all’area del controllo e dell’insicurezza personale.
Il corpo, in questi disturbi, appare come il teatro in cui si giocano forti conflitti emotivi interni e poter arrivare a percepirlo, anche nell’atto sessuale o più in generale nel contatto intimo con l’altro come elemento integrato piacevole e di connessione emotiva appare di primaria importanza.
FONTI
Harrison, A., Tchanturia, K. & Treasure, J., 2010. Attentional bias, emotion recognition, and emotion regulation in anorexia: state or trait? Biological Psychiatry.
Bremser, J., Harrison, A., Sullivan, S., Tchanturia, K. & Treasure, J., 2012. Emotional functioning in eating disorders: attentional bias, emotion recognition and emotion regulation. Psychological Medicine.
Articolo a cura della Dott.ssa Veronica Sprio